Tanti anni fa ritenevo di aver assolto il mio debito di gratitudine nei confronti di T.S. Eliot acquistando e leggendo le Opere, pubblicate da Bompiani, un volumetto di 1250 pagine. Ricordo che tra i tanti titoli non mi avevano particolarmente impressionato i Cori da La Rocca, di cui erano stampati solo i numeri I, III, VII e IX su un totale di dieci. Sarebbe stato il caso di approfondire, visto che al diavolo piace nascondersi nelle politiche editoriali (ad esempio nel Meridiano Mondadori dedicato ad Ezra Pound non compare il canto LXV sull’usura). Avrebbe dovuto invogliarmi il fatto che don Ginetto De Simone, il parroco di Mariglianella, citava a profusione i Cori nelle sue omelie, o che agli amici di CL brillassero gli occhi al solo nominarli. Ma sono stato di dura cervice, finchè la Provvidenza mi ha posto davanti ampie citazioni dell’ottavo coro. 
Solo a questo punto mi sono deciso a procurarmeli e gustarli nella loro interezza (per chi fosse interessato sono reperibili in rete in traduzione italiana qui). Nati quasi per caso e in tempi brevissimi sono un vertice della poesia mondiale del novecento. Rappresentao una meditazione su cosa debba essere la Chiesa e come possano porsi i cristiano nei confronti del mondo in cui vivono. Scritti nel 1934, restano attualissimi, a conferma del fatto che gli snodi fondamentali dell’essere restano gli stessi ieri, oggi e sempre.
Qualche verso dall’ottavo coro, dedicato alle Crociate, a dimostrazione che la forza sintetica della poesia supera il profluvio di cento saggi storici.

La materia prima a disposizione di Pietro l’Eremita era quello che era.

E tra coloro che l’ascoltavano c’erano alcuni uomini buoni,
Molti che erano malvagi,
E molti che non erano niente.
Come tutti gli uomini in qualsiasi luogo,
Alcuni se ne andarono per amore di gloria,
Alcuni se ne andarono che erano infaticabili e curiosi,
Alcuni rapaci e lussuriosi.

Pure l’impresa fu fatta, e almeno fino alla morte di Baldovino IV fu anche fatta bene.

E a dispetto di tutto il disonore,
Degli stendardi spezzati, delle vite spezzate,
Della fede spezzata in un luogo o in un altro,
C’era qualcosa che essi lasciarono, ed era più che i racconti
Di vecchi in sere d’inverno.

Solo la fede poteva aver fatto ciò che fu fatto bene,
L’integra fede di pochi,
La fede parziale di molti.
Non avarizia, lascivia, tradimento,
Invidia, indolenza, golosità, gelosia, orgoglio:
Non queste cose fecero le Crociate,
Ma furono queste cose che le disfecero.

Ricordate la fede che trasse gli uomini dai loro focolari
al richiamo di un predicatore errante.
La nostra età è un’età di virtù moderata
e di vizio moderato
in cui gli uomini non deporranno la Croce
perché mai l’assumeranno.
Eppure nulla è impossibile, nulla,
agli uomini di fede e convinzione.
Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
O DIO, aiutaci.

Annunci