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La Provvidenza, sotto forma di una fortunata vincita ad una specie di lotteria, ha voluto che in questi giorni potessimo acquisire e leggere con profitto il volume “Per vivere l’Amoris Laetitia”, del card. Ennio Antonelli. Sulla scia della sua precedente pubblicazione “Crisi del matrimonio & Eucaristia”, edita anch’essa per le edizioni Ares poco prima dell’uscita dell’esortazione apostolica, il card. emerito di Firenze insiste nel leggere AL alla luce dei documenti del precedente magistero, essenzialmente Familiaris Consortio per quanto riguarda la dottrina familiare e soprattutto Fides et Ratio e Veritatis Splendor per quanto riguarda lo stroncamento  del caso per caso e della gradualità della legge. Inevitabile che, una volta imboccata questa via ogni percorso di discernimento si collochi sulla strettissima strada che porta al riconoscimento dell’irregolarità della situazione in cui si trovano i conviventi e i cosiddetti divorziati risposati. Pezzo forte del volume è l’approfondimento della distinzione tomistica tra precetti positivi (Fai il bene) che in qualche caso potrebbero anche non essere seguiti senza cadere in peccato, e precetti negativi (Non fare il male) che invece non ammettono eccezione alcuna. Con un’arguzia che gli fa dimostrare molto meno dei suoi 81 anni anagrafici, il card. Antonelli è andato a pescare (pag. 48) al n. 298 di AL la “consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione”, dove è adoperato quindi esplicitamente quel termine vetusto che si vorrebbe sostituire con ferite e imperfezione, quale requisito necessario per intraprendere un cammino di conversione.
Posto tutto ciò, è inevitabile che la nota 351 di AL venga definita (pag. 32) un suggerimento  ipotetico, generico e marginale, e che siano chiaramente esplicitati i rischi di una interpretazione buonista del documento (pag. 44): “Si possono prevedere rischi e abusi sia tra i pastori che tra i fedeli, per esempio: confusione tra responsabilità soggettiva e verità oggettiva, tra legge della gradualità e gradualità della legge; relativismo morale ed etica della situazione; valutazione del divorzio e della nuova unione come moralmente leciti; disincentivazione della preparazione al matrimonio, demotivazione dei separati fedeli, accesso all’Eucaristia senza le necessarie disposizioni; difficoltà e perplessità dei sacerdoti nel discernimento; incertezza e ansietà nei fedeli”.

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