266

Due cose non ci sono piaciute di questo libro, e le sbrighiamo subito così per il resto del  post potremo dirne soltanto bene.Non è vero (pag. 132) che Papa Francesco nella sua visita in Messico si sia dimenticato dei cristeros. Ben nascosto dalla stampa nostrana riuscimmo a pescare un articolo in cui il Pontefice indicava l’allora beato, ora santo Josè Sanchez del Rio a modello per i bambini messicani. Non c’era nessun bisogno, a pag. 192, nel tirare le conclusioni di citare come ispiratore del libro un teologo luterano antinazista morto in un campo di concentramento, quasi a volersene fare scudo perchè inattacabile dal politicamente corretto: bastava citare direttamente le fonti, Ap. 14,7, “Temete Dio e dategli gloria, perchè è giunta l’ora del suo giudizio”.
Cominciamo dal titolo, quel 266 che è l’ordine di Francesco nella lista dei Romani Pontefici, ma che per il particolare font usato richiama subito alla mente il numero di Ap. 13,18. Il libro è una raccolta sistematica di tutti gli interventi del Papa che hanno richiesto un attento discernimento a quei fedeli, come il sottoscritto, abituati al modo di comunicare di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. E’ anche una raccolta ragionata, e in questo sono preziosissime le note che per lo più rimandano a link internet, di tante volenterose argomentazioni per cercare di interpretare al meglio il messaggio papale. Citiamo in particolare gli interventi dei Cardinali Muller, Sarah, Burke, del teologo Inos Biffi, tutti già ripresi separatamente nel nostro blog, un articolo del prof. Franco Battaglia che cerca di fare i conti con la Laudato Si’, e osservazioni di svariati teologi e monsignori di curia destinati purtroppo a restare anonimi. Concreto in Valli è il pericolo che la Chiesa possa sciogliersi in questa società liquida cessando di annunciare la radicalità della Croce per trasformarsi in una onlus come un’altra. Come esempio alternativo di misercordia viene portato quello di Don Camillo il quale, a Peppone che chiedeva di imporre il nome di battesimo Lenin al suo pargolo, dopo una furibonda scazzottata innanzi al fonte battesimale, gli concede misericordiosamente i nomi Camillo, Libero, Lenin.  La citazione cha a Firenze Papa Francesco ha fatto di Don Camillo, frutto probabilmente di qualche suggerimento impreciso, consente a Valli di rivendicare quel mondo con toni che a noi, cresciuti a pane e Guareschi tanto da poterne recitare a memoria capitoli interi, hanno fatto accapponare la pelle (pag. 168): “Un mondo in cui certamente la Chiesa non aveva come prima preoccupazione quella di cercare l’unità e il dialogo, ma si batteva a viso aperto contro le ideologie anticristiane, ed era una Chiesa che non temeva affatto di restare aggrappata alle proprie sicurezze, ma rivendicava il suo spazio di azione e risultava credibile proprio perchè in possesso di un messaggio sicuro, proposto al popolo senza infingimenti e senza complessi”.

Annunci