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Quest’articolo del Corsera ci ha particolarmente colpiti, tanto da meritare un commento. Per una volta un politico non si abbandona a tortuosi giri di parole ma va dritto al punto e soprattutto, incredibile a dirsi, dice la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dice Renzi:”Abbiamo messo tre miliardi nella scuola. Nonostante questo siamo riusciti a fare arrabbiare tutti. Bisogna essere bravi per riuscirci. Evidentemente qualcosa non ha funzionato”. Non è la prima volta, e purtroppo  neppure l’ultima, che il partito della spesa, convinto che basti elargire qualche mancetta per costruire consensi, toppa l’obiettivo. Caro presidente, non basta spendere nella scuola se si vogliono consensi. Occorre chiedersi cosa desiderano gli attori coinvolti, studenti, genitori, insegnanti, ata, dirigenti. E allora proviamo a dare qualche modesto consiglio. Primo, invece di spendere potresti risparmiare rilanciando le scuole private. Non i diplomifici ovviamente, ma quelle scuole in cui i genitori sono felici di investire perchè ne condividono obiettivi e finalità, quelle dove finirebbero, in un circolo virtuoso, gli studenti migliori e i professori migliori, che in questo caso sarebbero adeguatamente retribuiti e gratificati, e magari disposti anche a spostarsi in cambio di gratificazione e retribuzione. Non sono i muri che vanno costruiti, una scuola può anche non essere munita di attrezzature all’ultimo grido, perchè l’esperienza insergna che si può supplire con l’entusiasmo e la collaborazione. Collaborazione con i genitori, invece di seppellirli sotto tonnellate  di POF. I genitori, cui spettano le scelte primarie in materie di educazione, vorrebbero un supporto in quei settori che non padroneggiano a sufficienza. Gli studenti vorrebbere direttive chiare, per una scuola che dovrebbe fornire gli strumenti concettuali per affrontare il mondo del lavoro, e invece prima o poi scoprono di essere finiti in un megaparcheggio da cui devono uscire esclusivamente con le proprie forze acquisendo a proprie spese metodi ed etiche. I docenti vorrebbero vedersi riconosciuto il ruolo prestigioso di indirizzare attraverso le nuove generazioni il futuro del paese, e invece si trovano alla mercè di genitori frustrati incapaci di accettare che i loro figli siano men che perfetti. I dirigenti vorrebbero contare veramente qualcosa, e invece si ritrovano in balia di ispettori al primo stormire di fronde.

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