La Provvidenza, sotto forma di una telefonata fatta per tutt’altri motivi (“A proposito, domani vado in Duomo a Napoli per il miracolo di S. Gennaro, vuoi venire?”, “Volentieri”) ha portato le Sentinelle Vesuviane insieme ad altre diecimila persone ad aggirarsi questa mattina per via Duomo a Napoli. L’inizio della cerimonia era previsto per le 10, così alle 9 eravamo già sul sagrato. Peccato che altre 9997 persone avevano avuto esattamente la stessa idea (poi abbiamo appreso che il Duomo aveva aperto i battenti alle 7, mentre la coda dei fedeli era iniziata alla 5), così ci è toccato sistemarci alla meglio. In fin dei conti S. Gennaro è anche il patrono della Campania, e il card. Sepe il nostro arcivescovo metropolita. Gennaro è stato un signore: quando il cardinale e il sindaco di Napoli hanno aperto la teca che conteneva le ampolle, il sangue era già liquefatto, facendoci prendere due piccioni con una fava: evitare di misurarci con il superlativo capitolo 13 della quarta parte de “Il sangue di San Gennaro” di Sàndor Màrai (mi raccomando le due à accentate, toglierle ad un profugo ungherese in fuga dal comunismo e sradicato dalla sua terra natale equivale a mutilarlo ulteriormente), dove si descrive l’attesa del miracolo da parte di officianti e fedeli, e chiudere il conto con il mio professore di fisica del liceo che una volta si affannò a spiegare, in una lezione di fisica di un liceo classico statale, che la liquefazione era dovuta alla transizione fra l’ambiente freddo e secco della teca e quello caldo e umido dell’abside.

Siamo perfettamente d’accordo che, per usare le parole di Totò ne “I soliti ignoti”, i due video che alleghiamo sono una schifezza, ma le condizioni di ripresa erano un tantino difficili, e poi servono a testimoniare che eravamo veramente presenti.

Del nostro cardinale arcivescovo metropolita ci sono piaciute in particolare cinque cose:

  • è riuscito a digerire senza battere ciglio l’impronunciabile sede titolare di un metropolita russo ortodosso presente in duomo
  • ha chiamato con il suo nome la sede di un vescovo coadiutore anch’egli presente, Saigon, la capitale del Vietnam del Sud, senza ricorrere alla neolingua (ricordiamo che Vescovo coadiutore di Saigon fu anche a suo tempo il nostro amatissimo card. Van Thuan)
  • ha ringraziato per primi tra gli ospiti Carlo e Camilla di Borbone, presenti in prima fila, rivolgendosi a loro con il titolo di Altezze Reali
  • ha stigmatizzato nell’omelia l’affermarsi di stili di vita in aperto contrasto con il Vangelo
  • ha esaltato la religiosità popolare dei napoletani, quella religiosità che scaturisce dal sensus fidei e che secondo noi andrebbe nutrita, curata, incoraggiata e lodata, e che invece tante volte, come anche nel recente Sinodo della Chiesa di Nola, vediamo calunniata, bistrattata, vilipesa e disprezzata

 

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