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Tra le caratteristiche delle Sentinelle Vesuviane c’è l’amore per la memoria storica. Il 12 settembre di ogni anno celebriamo la festività del SS. Nome di Maria, che rimanda a un evento drammatico della storia europea e della storia della Chiesa. Le forze cristiane nel lontano 12 settembre 1683, inferiori di numero ma aiutate dall’intervento certo di Maria conseguono una brillante vittoria contro l’invasore turco. Il sogno di Maometto II, fare di Roma una Bisanzio soggiogata sotto il potere dell’Islam si dissolveva per la seconda volta; la prima avvenne sotto la fortezza di Belgrado il 6 Agosto 1456, la seconda sotto le poderose mura della capitale asburgica, Vienna, il 12 setembre 1683. Fu in seguito a questo evento che si celebrò nella Chiesa universale la festa del SS. Nome di Maria, perchè si attribuì a Lei la vittoria conseguita. I turchi chiamavano Vienna la Mela d’oro, unico ostacolo al loro dilagare verso Roma. Ma fu per loro una mela amara, una spina pungente che determinò l’inizio della fine dell’aggressione islamica per terra e per mare durata 1000 anni. I protagonisti di questo grande evento furono:
1) Un santo frate cappuccino, il beato Marco d’Aviano.
2) Il papa Innocenzo XI che riunì le forze cristiane in una crociata
3) Il valoroso re di Polonia Giovanni III Sobieski devoto della Madonna
Questo evento memorabile della nostra storia europea e della storia della Chiesa e’ affrescato sotto la cupola maggiore della Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino-Valdocco, la casa madre dei Salesiani, edificata ad opera di S. Giovanni Bosco, insieme a quello della battaglia di Lepanto.
<<Nella parte della cupola maggiore che è di fronte al trono dell’Ausiliatrice, un gruppo di angeli sostiene un arazzo rappresentante la battaglia di Lepanto. A sinistra invece si può intravedere la figura del re polacco Giovanni III Sobieski, il condottiero valoroso comandante supremo delle truppe cristiane.
A seguito di questa vittoria, del tutto insperata eppure di straordinaria importanza per la sopravvivenza stessa dell’Europa cristiana, il Papa dell’epoca, il Beato Innocenzo XI, decise di estendere alla Chiesa universale la festa liturgica del Nome di Maria, dapprima celebrata solo in alcune regioni.
Il Papa era infatti convinto che la liberazione di Vienna, stretta dall’assedio dei Turchi, fosse stata un evento del tutto prodigioso e fosse stata ottenuta per l’intercessione di Maria, proprio il 12 settembre di quel lontano 1683 >>. Ma che cosa avvenne esattamente?

L’avanzata irresistibile dei Turchi
Il secolo XVII è funestato da una serie di guerre apparentemente interminabili tra gli Stati europei: divisioni religiose tra Cattolici e Protestanti e lotte dinastiche ne sono la causa, calo demografico e crisi economica l’effetto (sembrano proprio i giorni nostri: ideologia di genere, calo demografico, crisi economica e invasione da sud e da est).
Ne approfittano i Turchi dell’Impero Ottomano che, di convinta fede islamica, attraversano un periodo di grande vigore militare e puntano a stringere come una tenaglia il Cristianesimo europeo, da Est e da Ovest. Puntano a conquistare Vienna, la capitale dell’Impero Asburgico, da essi chiamata “la mela d’oro” e poi di là scendere a Roma per trasformare la Basilica di San Pietro in una moschea.
Da tempo padroni dei Paesi balcanici, conquistatori di Buda, capitale dell’Ungheria, nel maggio del 1683 i Turchi radunano un enorme esercito, forse trecentomila soldati, e scatenano l’offensiva verso l’Europa centrale, guidati da un generale feroce, il Gran Visir, Karà Mustafà.
Dove passano, come loro costume, devastano i villaggi, razziano ogni genere di bene, profanano e distruggono le chiese, e rapiscono centinaia di donne per popolare gli harem e soddisfare così i loro appetiti. Dopo due mesi di marce forzate di venti e persino trenta chilometri al giorno, si piazzano dinanzi alle porte di Vienna e la cingono d’assedio, attendendone la capitolazione, per fame e per malattie.
L’imperatore Leopoldo I fugge e si rifugia nella città di Linz. Vienna è eroicamente difesa da circa diecimila soldati e da volontari disposti a perdere la vita pur di salvare l’Europa dall’aggressione turco-islamica.
La città rigurgita di profughi e di malati. Le risorse idriche sono state inquinate, topi infetti, gettati oltre le mura dagli assedianti, fanno dilagare la peste. Voragini sono aperte lungo i bastioni.
Una campana della cattedrale di Santo Stefano continua a convocare gli eroici difensori con i suoi rintocchi. Viene chiamata “Angstern”, che significa “angoscia”. La capitolazione è vicina.

Veni, vidi, Deus vicit
Il comandante della guarnigione viennese, von Starhemberg, invia un messaggio disperato: “Non perdete più tempo, clementissimo signore, non perdete più tempo”. Lo sconfortato appello è rivolto ad un principe, Carlo di Lorena, che, insieme ad altri condottieri cristiani, aveva dato vita ad un’alleanza militare di truppe cristiane, accampate sulle colline a nord di Vienna. Il generale è il re polacco Giovanni Sobieski, ritratto in Basilica, ma l’anima che infonde coraggio e fiducia ai difensori accorsi per liberare la capitale è un frate cappuccino, Marco d’Aviano, beatificato da S. Giovanni Paolo II nel 2002.
Tutti lo considerano un santo: i nobili e le regine che lo vogliono come consigliere spirituale e confessore, il popolo che si affolla per ascoltarne le prediche e tagliuzza il suo mantello per ottenerne reliquie, e il Papa che gli affida missioni impossibili, come quella, per l’appunto, di mettere d’accordo i re cristiani, sempre divisi, per impedire il dilagare dell’Islam.
La mattina del 12 settembre, Marco d’Aviano celebra una Messa sulla montagna di Kalhenberg. Il re polacco Giovanni gli fa da chierichetto.
Le truppe cristiane sono presenti e, alla fine della Messa, Marco d’Aviano grida: “Ioannes vinces”, che in latino significa “Giovanni vincerai”. Ed accade proprio così. Nonostante la sproporzione numerica tutta a vantaggio dei Turchi, mentre Marco d’Aviano corre da una parte all’altra gridando “Gesù e Maria”, le campane suonano a distesa e donne e bambini invocano nelle chiese la Madre di Dio, le truppe cristiane con una carica di 3000 ussari alati condotti dal re Sobieski in persona mettono in fuga quello che era considerato il più potente esercito del tempo. Alla sera del 12 settembre del 1683 i Turchi fuggono disordinatamente.
Dopo molti secoli di supremazia, inizia il loro declino. Negli anni successivi, anche Buda e Belgrado vengono loro sottratte e ritornano ad essere cristiane. Come questo sia potuto accadere è stato ben compreso dai contemporanei. Quando il giorno seguente alla vittoria, Giovanni Sobieski entrò trionfalmente in città, il corteo, per ordine del re, si diresse verso la chiesa della Madonna di Loreto: all’intervento della Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani, era attribuita la vittoria.
Fu celebrata una Messa, durante la quale il re rimase in ginocchio. Al Papa egli inviò un messaggio per annunziargli la vittoria: Veni, vidi, Deus vicit. Il Pontefice, Innocenzo XI, che aveva voluto organizzare la Crociata, istituì la festa in onore del Nome di Maria in ricordo e ringraziamento della vittoria, per il cui conseguimento tanto si era prodigato il cappuccino Marco d’Aviano che, oltre a benedire le truppe, sarebbe pure all’origine della bevanda, conosciuta in tutto il mondo: il cappuccino, per l’appunto.
Se quest’ultimo è solo un aneddoto piacevole, ma storicamente infondato, una riflessione si impone.
Molto probabilmente, le nostre donne oggi porterebbero il “chador”, sarebbe proibito bere vino e birra, gli adulteri sarebbero lapidati e ai ladri mozzata la mano destra e i cristiani, se ancora esistenti come esigua minoranza, sarebbero solo dei “dhimmi”, cioè dei “sottomessi”, se a Vienna, nel 1683, la Madre di Dio non fosse stata accoratamente invocata da un re polacco di Lei devotissimo, che nella sua cappella faceva cantare ogni giorno le litanie lauretane, e da un frate cappuccino, inviato da un Papa che volle la crociata la festa del Nome di Maria.
Un’ulteriore riflessione però si impone.
L’Islam si propone come religione universale unica detentrice della Verità. L’Islam prevede un mondo a maggioranza islamica dove permangono delle minoranze, cioè gli infedeli, giusto perchè devono pagare le tasse. Il musulmano ne è esentato.
Un Occidente che non testimonia le sue radici ebraico cristiane diventa facile preda del profeta Moammed. E poi, detto tra noi, tra l’ideologia di genere e l’Islam preferisco un’Europa islamica. Alcuni vescovi oggi invece di pensare a come frenare l’attacco ideologico di genere pensano a organizzare preghiere comuni con gli imam. Londra ha già espresso un sindaco islamico. Tra pochi anni con l’invasione dei migranti da Sud e da Est si realizzerà forse il sogno incompiuto di Maometto II: fare di S. Pietro la seconda S. Sofia : <<una moschea o al più un museo da visitare per le future generazioni>>.

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