Il linguaggio è la forma di espressione comune solo agli esseri umani. Sorge con l’esigenza che l’uomo ha di dare un nome a se stesso, poi a ciò che fa , a ciò che vede, ciò che ode, ciò che intuisce. Il linguaggio è per conseguenza della sua origine nella storia dell’uomo il dato certo, il dato che esprime in modo inequivocabile quello che l’uomo ha fatto, ha costruito. Ecco perchè esiste una scienza del linguaggio che si chiama filologia; e’ la scienza che attiene al certo, al vero, perchè l’uomo ha sempre dato un nome a ciò che ha inventato, scoperto e costruito.
Mi sembra però, anzi è cosa certa, che questo assioma che servì a Giambattista Vico per scandagliare l’evoluzione storica dell’uomo, per gli ideologi di genere non valga più. Per Vico con il linguaggio si indica in modo inequivocabile il vero; per gli ideologi di genere con il linguaggio si indica qualcosa che è staccato dal vero. Ecco allora che nasce una neolingua, che si sta cercando di imporre al posto della lingua, al posto di ciò che attiene al vero.
Già Chesterton, nel suo Eretici del 1905, aveva visto quello che sta accadendo oggi quando afferma:<< La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Sarà una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate>>.
Per gli ideologi di genere dopo la decostituzione dell’uomo deve sorgere il loro uomo nuovo; il nuovo Adamo asessuato, che usa il neolinguaggio frutto del pensiero distaccato dal criterio di verità.
Riandiamo prima per un momento all’antico Adamo, il quale scopre se stesso alla luce di Dio, si nomina e nomina il creato.
Il nuovo Adamo di genere invece parte non dal reale, non dall’evidente, ma dal pensiero unico e distorto; che si autocostruisce come un Dio assoluto di un universo parallelo dove il criterio di verità non è più ciò che l’uomo vede e costruisce, ma ciò che pensa.
E all’origine il nuovo Adamo si pensa asessuato, fluido. E’ un manichino che usa la sessualità come un vestito da indossare. Egli non si percepisce sessualmente relazionato al mondo che lo circonda. Egli non vede la sessualità come il dato ontologico che ci contraddistingue e contraddistingue tutto il creato: “Maschio e femmina li creò” (Genesi 1,27). Tanto meno l’Adamo gender vede la sessualità come segno di una relazione piu alta, che trascende la relazione con il suo simile, la donna, per indicargli il fine ultimo ed assoluto, Dio.
La parola quindi più odiosa per l’uomo di genere è la parola sesso, che significa segare, tagliare in due una unicità che esprime in se stessa la complementarietà.
La parola sesso, che identifica ciò che si vede a prima vista nel bambino appena nato, va sostituita con la parola genere completamente avulsa da ciò che balza subito allo sguardo e che inoltre è intimamente connesso ad ogni singola cellula (cromosoma XX o XY).
Questa è l’operazione base, il fondamento, e su questo fondamento vanno eliminate le parole madre e padre per sostituirle con qualcosa che è puro frutto di una mente distorta: genitore1, genitore2.
Il bambino non pronuncerà mai questo suono gutturale perchè è di difficile articolazione ma gli ideologi di genere se ne infischiano, esporranno il bambino appena nato non certo alla emme materna, ma a un suono aggressivo e gutturale di un preuomo: gggggggggg!
Giungiamo poi ai binomi “fidanzato fidanzata”, “moglie marito”, “sposo sposa”, “vedovo vedova”, tutti binomi che indicano la varietà e bellezza del fiorire umano. Per i profeti di genere vanno sostituiti con le parole compagno e compagna. Queste parole sono asettiche, lavate nella ideologia di genere per allontanarle dal loro vero significato e riempirle di un significato povero di relazionalità se non quello dello stare accanto, ma senza specificare in che modo.
Che coppia è ? Può essere indifferentemente omo o etero. Il binomio compagno-compagna si presta molto bene a nascondere la realtà peccaminosa quando essa connota due individui dello stesso sesso.
Non per niente nella lingua napoletana questo termine compagno e compagna si esprime con compare e comara, per esprimere qualcosa di peccaminoso nella sfera coniugale. Il compare o la comara infatti sono quelli che rendono cornuti il povero marito o la moglie ignari di una relazione extraconiugale.
Nella neolingua si ha poi esigenza di nascondere il peccato, e allora la coppia adulterina è indicata, e ci dispiace constatare che il neo linguaggio sia entrato anche in Amoris Laetitiae, come coppia irregolare. E poichè l’Amoris Laetitie accoglie svariate situazioni con una rete a maglie larghissime, nelle coppie irregolari potrebbero forse entrare in futuro anche le coppie omosessuali.
Un’altra parola che la neolingua sostituisce è la parola “aborto”, forse perche richiama la gravità ancestrale di un delitto che il catechismo definisce abominevole e a cui commina la scomunica, il massimo della pena. La parola “aborto” e’ sostituita dalla sigla “IVG”. Altre locuzioni vaghe e imprecise al posto di definizioni chiare; ad esempio al posto di “embrione” abbiamo complesso di cellule evolutive o preembrione; “procreazione medicalmente assistita” invece di fecondazione artificiale; “GPA”(gestazione per altri) al posto di utero in affitto; “sedazione terminale” al posto di omicidio diretto a persone che vivono una vita non degna (è sempre Cartesio in ballo), “ANH” (artificial nutrition and hidratation) in luogo di morte per fame e sete inflitta a malati non in grado di nutrirsi autonomamente.
Tutto questo lavorio di mistificazione viene adoperato per nascondere il valore della vita umana. Si usano termini tecnici asettici e freddi con una parvenza di apparenza scientifica per celare la vera essenza di ciò di cui si parla e non destare la reazione del lettore o dell’uditore.
Un altro termine inventato ad hoc è “omofobo”, “aggressione omofoba” su cui si sta cercando di varare una sorta di legge anti blasfemia, dove solo il sentore che tu non mi approvi basta a farti condannare. Infine abbiamo una sfilza di parole feticcio dai contenuti saudenti e positivi come “gay”, “arcobaleno”, “diritti civili”, “conquiste civili”, “emancipazione femminile”, “autodeterminazione”, “libertà individuale”, “libertà di scelta”, “qualità della vita”, “tolleranza”, “diritto alla salute”, “rispetto delle differenze” etc. Queste espressioni , cito Pro-vita n.38 febbraio 2016, <<hanno l’effetto di gratificare il destinatario della propaganda gender con un sentimento di superiorità ideale e di appartenenza a una elite di laici moderni, illuminati, tolleranti, baluardo contro le pulsioni irrazionali e retrive delle masse popolari e cattoliche, con una evocazione reiterata e aggressiva di termini minacciosi e negativi, allo scopo di delegittimare culturalmente e moralmente, censurare e sottoporre a giudizio preventivo le idee di coloro – cattolici e non – che si oppongono alla cultura radicale – individualista, usando termini quali “oscurantisti”, “clerico-fascisti”, “medioevo”, “crociate”, “caccia alle streghe”, “Galileo”, “cultura maschilista e patriarcale”, “integralisti”, “familisti”, “omofobi, “sessismo” e molto altro ancora.
Di fronte al sovvertimento del linguaggio cosa propongono le Sentinelle Vesuviane? Alzarsi in piedi , a Nola in Piazza Duomo nella prossima veglia per dire no alla bugia, ristabilire la verità della nostra bellissima lingua. L’invito che rivolgo a tutti è portare con sè il libro simbolo dello spillo della verità, che sgonfia nel silenzio della veglia il pallone di bugie dell’ideologia di genere. Esso si gonfia all’inverosimile per soffocarci tutti laici, credenti, religiosi e areligiosi, in quanto la posta in gioco è alta ed è scritta in un Mein Kampf redivivo e nascosto : si tratta della decostituzione dell’uomo.

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