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In occasione della festa di S.Domenico Guzman è doveroso cogliere un aspetto della vita e dell’epoca storica in cui nascono e vivono due giganti di santità che si conobbero in vita ed espressero due modi complementari di riformare la Chiesa del loro tempo. Dico del loro tempo per sottolineare che la Chiesa in quanto istituzione ha sempre bisogno di riformarsi e lo fa attraverso l’opera invisibile della Provvidenza, che suscita i Santi. Chi è S.Domenico Guzman, contemporaneo di S.Francesco d’Assisi, entrambi vissuti all’inizio del 1200? Domenico è un uomo ardente di fede cristiana che esprime fin da giovane amore per lo studio e la vita sacerdotale. Consegue infatti gli attestati di retorica, filosofia e teologia a Valencia, approfondisce gli studi di Sacra Scrittura e dei Santi Padri e diviene canonico di Osma. Ma non basta, durante un viaggio a Roma in compagnia del suo Vescovo Diego soggiorna in un albergo di Tolosa. Qui si accorge da uomo evangelico quale è (porta con sè sempre il vangelo di Matteo e le lettere di Paolo, che conosce a memoria), che l’albergatore e tutti i Tolosani sono eretici. Dialogando con l’albergatore intuisce il motivo di tanta eresia (si tratta dell’eresia catara o albigese), di tanto allontanamento dalla Chiesa. Il popolo più che ascoltare le prediche osservava i predicatori che giungevano con forte ostentazione di vita comoda e dispendiosa. Urgevano invece missionari che corredassero l’insegnamento con l’esemplarità della vita. Giunge cosi Domenico a Roma ed espone il suo progetto al Papa Innocenzo III: presentarsi in mezzo agli eretici come il divino Maestro, con un’unica tunica e senza un tetto sulla testa.
Scalzo e privo di denaro svolge la sua missione per 10 anni tra gli Albigesi. Chiama poi altri ad aiutarlo con questo stesso spirito e in 16 sono i primi a seguirlo: nasce così un ordine religioso, con una regola approvata da Onorio III, che sarà chiamato dei predicatori, il cui carisma è Sapienza e vera conoscenza intellettuale, unita allo stile di vita semplice.
Il grande spagnolo si incontra con S.Francesco, con cui stringe un’intima amicizia. Quest’amicizia perdura ancora oggi tra i rispettivi ordini, che esprimono stili diversi ma un unico intento: un Cristo visibile alla gente.
Cosa possiamo aggiungere?
Oggi viviamo in un tempo in cui possiamo sperimentare la scoperta vichiana dei corsi e ricorsi storici. Situazioni storiche diverse ma un unico meccanismo psicologico che porta l’uomo a distruggere quello che le precedenti generazioni hanno costruito. Oggi assistiamo alla mancata difesa dei valori cristiani, in sintesi alla destruttarazione dell’uomo. Qualcuno dice che i valori si difendono con lo stile di vita: vero, sull’esempio di S.Domenico e S.Francesco. Ma S. Domenico non si è fermato allo stile di vita, per 10 anni ha discusso con gli Albigesi confutando gli errori e i suoi figli fanno altrattanto: studiano e confutano l’errore con la parola. S.Francesco ugualmente non si chiuse in un covento ma si fece visibile alla gente.
Oggi vediamo tanti che corrono nelle chiese o ai vari raduni, attirati da un evento ben programmato ma poi tutto finisce lì. Faccio un esempio, che ne è stato del monito di S.Giovanni Paolo II, “Un’Europa cristiana dall’Atlantico agli Urali”?
Quanti dell’oceano umano che salutò la salma vogliono continuare a costruirla opponendosi alle leggi inique?
Quando si tratta di andare nelle piazze, davanti ai luoghi del potere, mettersi con un libro in mano e testimoniare sullo stile delle Sentinelle in Piedi che non approviamo le leggi inique, siamo disposti a uscire fuori delle chiese?. Chiesa in uscita, cosa significa questa espressione? Come si traduce nella pratica?
I pro choice (per la scelta) sono i responsabili di tutte le battagli perse della Chiesa odierna, dal divorzio all’aborto e se verrà indetto un referendum per dire no alle unioni civili lo si perderà se non si capisce che se stai nella Chiesa sei pro life, pro family, assolutamente no pro choice.
Le leggi inique una volta approvate diventano un costume, un abito che la società indossa e non si toglie più, ecco di cosa diventiamo responsabili astenendoci dal difendere i valori antropologici.
Oggi viviamo un’epoca in cui la società è minacciata dall’esterno e dall’interno: dall’esterno la minaccia ottomana che cambia strategia e dall’interno la zizzania di genere che rode i valori antropologici di famiglia e vita. Dove stanno oggi i Franceso e i Domenico, i Giovanni Corvino Uniade e Giovanni da Capestrano, i Callisto III, i Marco d’Aviano e i Giovanni Sobieski? Là dove questi non ci sono Dio manda le Sentinelle in Piedi, e perchè no quelle Vesuviane, come è accaduto durante il Sinodo Diocesano della Chiesa di Nola, nel cuore della Cattedrale, davanti al Vescovo. Quanti in diocesi storceranno il naso per quanto scrivo ma chi ascolta la voce di Dio va avanti, non se ne cura. Noi andiamo avanti, Famiglia e Vita si difendono ostacolando le leggi inique, vegliando all’aperto, nelle piazze, non nel chiuso delle chiese. La posta in gioco è troppo alta, se l’istituzione e tanti movimenti ecclesiali penseranno solo a vivere di rendita avremo o abbiamo gia ciò che vide S.Domenico: albergatori e avventori tutti miscredenti.

 

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