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Qualche considerazione suggerita da una cerimonia di laurea a cui ho assistito nella laicissima Università Federico II di Napoli, fondata dal grande imperatore per fare da pendant laico alla papale Università di Bologna. Si sa , l’uomo propone e Dio dispone, e così tra i primi allievi dello Studio napoletano ci fu un certo Tommaso, dei Conti d’Aquino, destinato a diventare il dottore angelico.

Ma veniamo ai nostri giorni. Iniziano le discussioni delle tesi: la prima parla di una stamperia lombarda, che campava soprattutto su testi di teologia. Poi è la volta di un lavoro sul Santuario di S. Maria della Neve a Torre Annunziata. Poi le processioni della Settimana Santa a Trapani, uno scherzo di ventiquattro ore filate. Si passa a De Nittis, un pittore ottocentesco,  per illustrare nei dettagli la sua opera Cena a casa del vescovo. Un’altra tesi di tradizioni popolari enumera tutte le giaculatorie con cui veniva invocato S. Gennaro contro le eruzioni, la peste e la carestia. Un’altra candidata ha scelto l’orientalismo, e sul power point compare il gesuita Matteo Ricci, universalmente noto, ma anche Giovanni Nicolao da Nola, un gesuita non digiuno di pittura, che fondò a Nagasaki una scuola di pittura che voleva coniugare oriente e occidente: naturalmente il quadro portato ad esempio illustra il martirio di un beato. Non poteva mancare Cosimo Fanzago, ma la vera prima donna dell’elaborato è la Certosa di S.Martino con i suoi certosini. Dulcis in fundo, si parla di gestione manageriale delle biblioteche, e l’esempio della migliore biblioteca italiana moderna è quello del riadattamento di un antico monastero espropriato, i cui locali si prestavano magnificamente all’uopo.
Chiosando don Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani. Ma allora, perchè non proviamo anche a vivere, pensare, operare come cristiani?

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