rotDelle vittime civili del patto tripartito, tutti sanno che tra le vittime fasciste nessuna fu uccisa principalmente a motivo del fatto di essere cattolica, quasi tutti sanno che tra le vittime naziste tante e tante, a cominciare da San Massimiliano Kolbe, furono uccise principalmente perchè erano cattoliche, quasi nessuno conosce invece una vittima  civile dell’impero giapponese, il beato Pietro To Rot, commemorato il 7 luglio, ucciso in odio alla fede.Siamo a Rabaul, dalle parti della Nuova Guinea, quasi agli antipodi dell’Italia, nel luglio 1945. Fin dalla conquista giapponese nel 1942 tutti i religiosi missionari sono stati allontanati e il cattolicesimo è diventato un affare da laici: Pietro è un catechista, sposato con due figli e un terzo in cantiere, e si adopera a tenere unita la comunità amministrando come può l’unico sacramento concesso al suo stato, il Battesimo, custodendo l’Eucarestia, assistendo malati e moribondi, difendendo matrimonio e famiglia contro le novità. Già perchè i conquistatori di turno (li hanno preceduti tedeschi ed australiani), in base al motto “L’Asia agli asiatici”, tendono a sradicare tutto quanto possa ricordare l’occidente. Una delle innovazioni occidentali era stata il cristianesimo con la famiglia monogamica, e allora per combattere il cristianesimo e pensando di riscuotere popolarità tra gli indigeni i nipponici ripristinano la poligamia. E’ una lotta durissima quella di questo novello Battista, che tra l’altro si ritrova con un fratello aderente al nuovo corso, che lo fa sentire tanto vicino a noi Sentinelle Vesuviane. Viene arrestato in occasione del Natale del 1944, e resta in cella fino al luglio del 1945. Nel frattempo la base di Rabaul è stata “saltata” dagli americani: vuol dire che le truppe USA non la hanno attaccata direttamente ma nella loro avanzata hanno proceduto oltre, contando sul fatto che la roccaforte, da cui la flotta imperiale era salpata per l’ultima battaglia vittoriosa delle isole di Santa Cruz nell’ottobre 1942, sarebbe caduta per mancanza di rifornimenti. I giapponesi però continuano a resistere militarmente e politicamente: in base al loro credo Pietro deve morire, e infatti viene ucciso nel luglio ’45, quando ormai anche Okinawa era già caduta, le sorti della guerra erano decise e le bombe atomiche stavano per prendere la via di Hiroshima e Nagasaki. Esempio di ecumenismo oceanico, viene pianto dai cattolici e metodisti che lo hanno conosciuto. Verrà beatificato da San Giovanni Paolo II, al pari di tante altre vittime civili della II guerra mondiale, nel 1995. I giapponesi di Rabaul continueranno invece a resistere fino al 6 settembre del ’45, mangiando letteralmente le suole delle scarpe, isolati a cinquemila chilometri di distanza da casa, ma questa è un’altra storia.

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