Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio. Facilissimo a dirsi, difficilissimo a farsi, come insegnano i duemila anni appena passati. Ai nostri giorni poi Cesare è particolarmente malmesso nei confronti di Dio: tra il nostro presidente che preferisce la costituzione alla Bibbia, salvo poi rottamarne un buon terzo dopo averci giurato sopra (su questo torneremo dopo l’estate), la coppia Merkel Hollande che somiglia tanto a due pensionati abbandonati dai loro badanti, l’anglo Cameron che comunque andrà il Brexit ne uscirà con le ossa rotte, la stella nascente Trump che ricorda tanto un piazzista ben arrivato e che non vale nè varrà mai neppure la metà della metà di Ronald Reagan, ci tocca volgerci ad est per vedere un Cesare che dà a Dio quel che è di Dio. La recente visita del presidente russo Putin al Monte Athos, di cui ha scritto entusiasticamente Roberto Colafemmina, ci ispira qualche considerazione. Vedere il numero due o tre dei politici mondiali emozionato come un bambino al primo giorno di scuola assiso sul trono degli imperatori d’oriente (in piedi naturalmente, mica ti puoi sedere al cospetto della Divina Maestà), acclamato dai monaci con il titolo di Katèchon, ci fa pensare che la storia non è finita, continua, e potrebbe avere sviluppi imprevedibili. Ricordiamo che il Katechon è il personaggio paolino che trattiene il mistero d’iniquità dal suo attuarsi in questo mondo, dove la battaglia, fuori e dentro ciascuno di noi, continua senza sosta fino all’ultimo giorno, senza che sia arrivato alcun ordine di deporre le armi. Certo, sappiamo e ribadiamo quanto possa essere soffocante per entrambi l’abbraccio troppo stretto tra Chiesa e Stato, come insegnano l’Islam, l’Ortodossia e la Riforma, tuttavia continuiamo a seguire i maestri che ci hanno insegnato che per la Cristianità il Regno non può coniugarsi senza l’Impero.

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