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Per la serie degli interventi delle Sentinelle Vesuviane al X Sinodo della Chiesa di Nola, concludiamo con l’intervento di Esposito Michelangelo alla III Sessione, il 9 gennaio 2016, sul tema La liturgia come possibilità.

Giacché ieri abbiamo udito parlare dieci volte in cinque minuti dell’umanità di Cristo sarà sicuramente superfluo, ma non si sa mai,  ricordare che Gesù è vero Dio e vero uomo, vero Dio e vero uomo. Già una volta 1600 anni fa una mattina sembrò che la Chiesa si svegliasse tutta quanta ariana, e per farla rientrare in carreggiata  allora ci volle Sant’Atanasio, Vescovo e Dottore della Chiesa, rimasto nell’ortodossia insieme a pochi altri, ma tutti animati dalla Grazia divina e dal soffio dello Spirito.
Un grazie di cuore agli estensori della relazione generale di questa sessione che, parlando della Santa Messa, usano per due volte la parola sacrificio e neppure una volta la parola cena. Posto che la celebrazione eucaristica sia un sacrificio, diventa comprensibile il silenzio, lo stare in ginocchio, il voler ricevere la comunione in ginocchio, pratica tanto cara a Papa Benedetto, e stonano terribilmente gli applausi durante o immediatamente dopo la celebrazione. Ma pensateci, il celebrante opera in persona Christi, siamo sul Calvario, Gesù si è appena immolato per noi, Longino sta per trapassargli il costato con la lancia, riuscite a immaginare i presenti che prorompono in un applauso, magari con qualche commento del tipo: “Che bella crocifissione, non se ne vedono più così”.
Ben vengano i gruppi liturgici parrocchiali, non guasterà rispolverare per loro qualche citazione dalla Sacrosantum Concilium: n. 36, L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini; n. 54, Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell’ordinario della messa che spettano ad essi; n. 116, La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; n. 120, Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne.
Infine, una proposta personale:  introdurre la celebrazione in Diocesi di una messa a settimana con il rito straordinario generosamente concesso dalla Summorum Pontificum, noto anche come Messa tridentina o Messa di S. Pio V, anche se forse è il caso di ricordare che il messale corrente fu promulgato nel 1962 dal papa santo Giovanni XXIII. Perché rinunciare al mutuo arricchimento di una respirazione a due polmoni, e lasciare che uno si atrofizzi a causa del totale inutilizzo?

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