van thuan

Senza frode imparai e senza invidia io dono (Sap. 7, 13) recita l’Ufficio delle letture di oggi. E allora, appena imparato qualcosa sul Servo di Dio François-Xavier Nguyên Van Thuán dal libretto tanto corposo quanto economico di Andrè Nguyen Van Chau, Nguyen Van Thuan Il miracolo della speranza, non vedo l’ora di donare quello che ho appreso.

Van Thuan si trovò ad essere nipote di due illustri zii: Ngô Đình Diệm, cattolico ed oblato benedettino sì, ma rotto a tutte le astuzie della politica e del potere, tanto da divenire primo presidente del Vietnam del Sud e restarvi dal 1955 al 1963, e Pierre Martin Ngô Đình Thục, anch’egli cattolico, Arcivescovo di Huè, partecipante al Concilio Vaticano II, con buone probabilità di star bruciando per l’eternità nelle fiamme infernali. A leggere il libro sembra però che la persona che ebbe maggiore influenza su di lui fu la madre, donna di fede solidissima, ideee chiare, attaccatissima alla famiglia ma che nella sua vita metteva sempre Dio al primo posto. Che gioia per noi vedere tra gli eroi di gioventù di Van Thuan il cristero gesuita padre  Miguel Agustín Pro e l’italico Pier Giorgio Frassati. Studia in patria e a Roma, ordinato Sacerdote e poi Vescovo il nostro si trova Arcivescovo coadiutore di Saigon quando la città cade nelle mani dei nord vietnamiti il  30 aprile 1975. E’ questione di poco tempo e sperimenta tutte le possibili forme di mancanza di libertà: domicilio coatto, arresti domiciliari, detenzione in carcere, cella di isolamento, isolamento rigoroso in un buco senza finestre. Sono tredici anni, dal 1975 al 1988, eppure riesce anche ad ottenere qualche modesto successo tattico: scrive e riesce a far pervenire all’estero il suo primo libro, Il cammino della speranza, svolge opera di controspionaggio riconducendo all’ovile le spie governative infiltrate tra i cattolici, mantiene la dignità sotto le torture dei suoi aguzzini. Ma soprattutto in quei tredici anni, e queste sono le pagine più belle del libro,  avviene la maturazione interiore che trasforma un mandarino figlio di mandarini in un cattolico figlio di Dio, a Cui si abbandona fiducioso vincendo finalmente le asprezze del suo carattere e divenendo il cantore della Speranza cristiana. Espulso dal paese natale nel 1988, continua ad operare a Roma, prima come segretario e poi come presidente del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax. Stimato da San Giovanni Paolo II, che gli fa anche predicare gli esercizi spirituali alla Curia per la Quaresima del 2000, gli viene affidato l’incarico di redigere il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, quell’opuscolo che ogni laico cattolico degno di questo nome dovrebbe conoscere a menadito. La Provvidenza gli fornisce un aiuto nella persona del Vescovo Mons. Giampaolo Crepaldi, un’altra nostra vecchia conoscenza, attuale Arcivescovo di Trieste, ed allora segretario del Consiglio Iustitia et Pax. Il lavoro di redazione è alle ultime limature quando Van Thuan, che nel frattempo è stato anche nominato Cardinale da Karol il grande, viene chiamato dal Signore a riposarsi delle sue fatiche, in attesa che la Chiesa lo proclami prima Beato e poi Santo.

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