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Don Nicola Bux, finissimo liturgista, teologo ed esegeta, è un dono di Dio alla Chiesa del nostro tempo. Ha contribuito alle sorti dell’editoria nazionale con volumi tipo La riforma di Benedetto XVI, Le chiavi di Benedetto XVI per interpretare il Vaticano II, Come andare a Messa e non perdere la Fede. Ora è finalmente uscito, per l’editrice Cantagalli, l’ultima sua fatica editoriale Con i sacramenti non si scherza. La locandina della presentazione

Bux-Sacramenti

mette in campo i Cardinale Sarah e Burke, il dott. Gotti Tedeschi, instancabile divulgatore della tesi che in Paradiso ci vanno anche i ricchi, Jacopo Coghe che stava con noi al Circo Massimo. Premesso che ci votiamo all’acquisto e alla lettura del libro, una gemma dalla presentazione di Vittorio Messori.

Non sappiamo che farcene, (ne abbiamo già troppi) di sociologi, sindacalisti, politologi, psicologi, ecologi, sessuologi e, in genere, di tuttologi! Attenti, perché non c’è bisogno di preti, frati, monaci che esercitino i mestieri che dicevo, per giunta spesso da improbabili orecchianti. Non si dimentichi mai che quella che soltanto il consacrato può esercitare, quella dove non ha e non può avere “concorrenza”, è la funzione di tramite, di legame, tra l’uomo e Dio. Nell’amministrazione, appunto, dei sacramenti. E‘ il “santificare“ il munus che – per ridurci all’essenziale – ne giustifica l’esistenza e la presenza. Ottimo, se ben condotto, l’impegno clericale nel sociale, nella cultura, in ogni campo dell’attività, della cultura, del lavoro umani. Ottimo ma non indispensabile: anche noi laici quegli impegni sappiamo esercitarli e li esercitiamo, assai spesso, ben meglio.  Da professionisti e non da dilettanti. Ma solo un uomo cui sono state imposte le mani scandendo sul suo capo le parole alte e terribili tu es sacerdos in aeternum, solo un uomo così può assicurarci il perdono di quel Cristo di cui è tramite; e può trasformare, nella fede, il vino e il pane nel sangue e nella carne del Redentore. Lui solo. Nessun altro al mondo.

P.S. La foto di copertina del libro che, se proprio ci tenete, è qui (ma non la raccomando), proviene da un tanto sedicente quanto reale “matrimonio a tema”.

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