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Stavolta il Corriere nazionale, a firma di Galli della Loggia, ci prende un pò di meno. L’articolista riconosce che nel nostro paese

c’é un brodo di cultura costituito dal conformismo fortissimo che caratterizza tutto il nostro discorso pubblico, politico e non, che permea tutta la nostra atmosfera culturale e le idee che vi hanno corso.

Prosegue meglio

Ciò che è peculiare dell’Italia è la spessa uniformità, l’unanime consenso in ogni sede che da noi il pensiero dominante, una volta che ha conquistato tale posizione, raccoglie sempre. Ciò che ci caratterizza è l’assenza del gusto e del piacere per la discussione, per una discussione vera tra opinioni diverse che interloquiscono tra loro nel mutuo rispetto.

E ancora

Anche perché di solito il punto di vista che da noi passa per «democratico» è un punto di vista povero di profondità storica e quindi di ogni drammatica complessità: proprio per questo sempre incline ad un irenismo di maniera, alla più disarmata benevolenza verso l’«altro». Tentato di continuo dall’indulgenza verso il male — a meno che non sia quello convenzionalmente designato (gli xenofobi, la mafia, Donald Trump) — esso predica sempre un vibrante rifiuto morale per tutto quanto sappia di disciplina e di autorità, mentre è pronto all’approvazione incondizionata per ciò che appare «autentico» e soprattutto «libero»: meglio se all’insegna dell’«amore». È il punto di vista per il quale il passato è sempre sinonimo di sorpassato, la tradizione vale solo per le ricette della marmellata e le sciarpe della nonna, e le caselle dei buoni e dei cattivi sono sempre occupate dai nomi giusti.

Nel finale però deraglia un po’:

Nelle sedi più frequentate e accreditate si fa sentire solo il punto di vista buonista democratico. Un punto di vista diverso, diciamo conservatore, è regolarmente assente (fatta eccezione, talvolta, per qualche scialbissima posizione cattolico-clericale). Si badi: non voglio dire che tale punto di vista diverso venga fatto oggetto di una sistematica censura. Forse esso non esiste o è davvero quasi impossibile trovare chi lo sostenga con un minimo di dignità.

A parte il discorso della censura (spesse volte autocensura, vedi il caso delle femministe trovatesi a combattere l’utero in affitto con mille distinguo, precisazioni, limitazioni) che secondo noi in TV e sui grandi quotidiani esiste e si avverte, vogliamo proclamare come un punto di vista altro esista e sia difendibile non con un minimo ma con un massimo di dignità. Semplicemente altre sono le modalità di porsi e di esporsi. Basta dare un’occhiata a tutto il pullulare di iniziative in rete di cui i nostri link rappresentano un microscopico campione, basta pensare ai cataloghi di intere case editrici su cui torneremo in futuro, basta un accesso a tutte quelle biblioteche cartacee sopravvissute all’informatizzazione dei nostri tempi. Il punto di vista diverso non si mette ad urlare slogan in piazza (reale o virtuale che sia), sta in silenzio, medita, attinge ad un tesoro che ha una profondità temporale di tremila anni, ha quella visione trascendente di cui l’autore sembra avvertire mancanza e nostalgia.

Esemplificando, in merito a tutti i coccodè che si ascoltano in questi giorni in cui l’approvazione di una fiducia governativa sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora del “si può desiderare ed ottenere tutto quello che è possibile”, il punto di vista altro ribatte:

  • Sta scritto: Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole (Lv 18, 22)
  • Sta scritto: Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio (1Cor 6,9-10).
  • Sta scritto: State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo (1 Cor 6,18).
  • Sta scritto: Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno (Gd 1,7).

Il Catechismo lascia pochi dubbi:

  • Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati (CCC 2357).
  • Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l’intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell’utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono il diritto esclusivo [degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro» (CCC 2376).

Se ci si chiede di adoperare le parole padre e figlio per due persone generate ai capi opposti del mondo, noi rispondiamo Non possumus. Se ci si chiede di fare qualcosa di fronte al fatto incontestabile che un bimbo sia venuto alla luce e che questo sia un fatto compiuto, noi ci rivolgiamo al Martirologio Romano: oggi si commemora Sant’Augusto Chapdelaine martire in Cina (negli anni non bisestili la commemorazione è il 28), un missionario francese dell’ottocento partito per l’estremo oriente, che in mezzo a mille difficoltà a cominciare dalla lingua generò al Cielo duecento figli spirituali prima di conoscere l’arresto, la tortura e il martirio. Sant’Augusto, intercedi per quell’uomo che pure un giorno ha gustato il Corpo di Cristo. Sant’Augusto, alla tua protezione affidiamo quel bimbo che, se avesse potuto,  avrebbe fatto del suo meglio per non deludere la propria mamma.

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