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Ma è mai possibile che legioni e legioni di adulatori stiano continuamente a citare Papa Francesco, e che quasi nessuno provi a mettere in pratica i suoi insegnamenti? Non più tardi di tre mesi fa, il 10 novembre, al Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze (il Papa si interessa eccome dell’Italia, siamo tutti suoi figli), parlando di dialogo Francesco è stato netto:

Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria fetta della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. «Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (Evangelii gaudium, 227).

Cari Senatori queruli e tremebondi, che state per affrontare il punto di svolta di questa legislatura, queste parole sono per voi. Non abbiate paura di comportarvi da uomini, di cercare il bene comune per tutti, di trovarvi coinvolti in un conflitto, invece di difendere accanitamente qualche poltroncina e qualche strapuntino. Il popolo del Family Day è dietro di voi, qualche volta silenzioso e qualche altra vociante, è deciso ad essere l’anello di collegamento di un nuovo processo. San Paolo nelle Lettera ai Romani vi invita alla “spes contra spem”, non a mollare le armi e cedere al pensiero unico.

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